Cosa sono i PFAS: l’acronimo sta a significare “sostanze per- e polifluoroalchiliche”; sono una vasta famiglia di composti chimici sintetici (più di 10.000 sostanze), caratterizzati dalla presenza di legami carbonio-fluoro molto stabili, che rendono queste sostanze estremamente resistenti alla degradazione naturale. Sono idro- e oleorepellenti, ovvero non si sciolgono in acqua né in olio e per questo vengono usati in prodotti che devono respingere liquidi e grassi. Data la loro stabilità, sono chiamati anche “forever chemicals” perché non si degradano facilmente e contaminano suolo e acque, persistendo nell’ambiente ed accumulandosi negli organismi viventi, incluso l’uomo.
Sono balzati agli onori delle cronache da qualche anno, dato l’eclatante caso di contaminazione ambientale in Veneto dovuto agli scarichi dell’azienda MITENI, che ha prodotto come conseguenza la diffusione e concentrazione di queste sostanze nel sangue delle persone apparentemente non esposte. L’esposizione prolungata viene associata a problemi al fegato, al sistema immunitario, disfunzioni endocrine, infertilità e maggiore rischio di alcune forme tumorali (ad es. reni e testicoli).
L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha classificato i PFOA come cancerogeni per gli esseri umani (gruppo 1), perché riducono l’azione del sistema immunitario e predispongono allo sviluppo del tumore ai reni e ai testicoli, mentre i PFOS sono stati classificati come possibili cancerogeni per gli esseri umani (gruppo 2B). I PFAS sono stati largamente utilizzati in:
- Rivestimenti antiaderenti (come il Teflon delle pentole).
- Imballaggi alimentari resistenti a grassi e oli (es. carta per fast food).
- Tessuti impermeabili e antimacchia.
- Schiume antincendio.
- Prodotti industriali vari (vernici, detergenti, trattamenti per metalli).
Per gli esseri umani, l’introduzione dei PFAS avviene in genere attraverso l’acqua e gli alimenti. I PFAS si trovano nell’aria e nelle acque sotterranee, per cui possono contaminare i terreni e venire assimilati da specie sia animali sia vegetali. Per quanto riguarda gli alimenti, i PFAS si possono trovare in pesce, uova, carne e verdura, soprattutto quella confezionata e venduta come subito pronta da mangiare.
In misura minore, un’altra fonte di contatto sono oggetti di uso quotidiano, come le pentole antiaderenti, contenitori per l’imballaggio del cibo e cosmetici. Anche l’esposizione lavorativa (es: lavorare con estintori e vernici) può rappresentare un veicolo di maggiore esposizione, come eventualmente vivere in prossimità di luoghi in cui si è verificata una contaminazione da PFAS.
Dato che in Europa e negli Stati Uniti diversi PFAS sono già soggetti a restrizioni o divieti e si sta discutendo di metterli al bando, il contesto normativo attuale e, soprattutto, quello nel futuro a breve, inducono a pensare che il problema dei PFAS richiederà sempre maggiore attenzione, ovvero ci sarà una domanda sempre più crescente di indagarne la presenza all’interno delle più svariate matrici (acque, alimenti ecc.). L’impressione è che si tratti di un problema analogo a quello che ha rappresentato negli ultimi decenni, l’amianto. Sono in fase di imminente attivazione limiti precisi, ad esempio, nelle acque potabili (Direttiva Acque Potabili) e nell’ambito del REACH esiste un dossier di restrizioni e si è avviato un percorso decisionale verso il 2026 e oltre.
Dato il contesto di cui sopra, molte filiere, tra le quali:
- Acqua & Utility
- Gestori acquedotti e depuratori (obblighi crescenti di monitoraggio)
- Consorzi di bonifica e aziende municipalizzate
- Industria alimentare & bevande
- Caseifici, imbottigliatori, birrifici, aziende beverage → rischio PFAS nelle acque di processo
- Packaging alimentare (coating antiaderenti, carta/cartone)
- Chimica & farmaceutica
- Produttori di composti fluorurati e derivati
- Imprese farmaceutiche (uso solventi e reagenti con PFAS)
- Tessile, moda e pelli
- Trattamenti impermeabilizzanti, finissaggi idrorepellenti
- Filiera moda sotto pressione dalle direttive europee
- Automotive & meccanica di precisione
- Rivestimenti superficiali e lubrificanti tecnici contenenti PFAS
devono prepararsi e per fornire un adeguato supporto abbiamo pensato ad una proposta molto articolata e precisa.